PROVATE BULK DEL BIRRIFICIO HAMMER BEER!


Questo articolo è disponibile anche in: Inglese

Nome: Bulk
Produttore: Hammer Beer (Villa d’Adda, BG)
ABV: 5,8%
Formato: 33 cl
Lotto: L356A

LA BIRRA

Hammer Beer nasce nel 2015 a Villa d’Adda (BG) per volontà della famiglia Brigati e si affida all’esperto birraio Marco Valeriani con l’obiettivo di produrre birra italiana di qualità. Il logo, che rappresenta un marchio a fuoco, è ispirato all’artigianalità e al lavoro manuale. L’offerta del birrificio è ampia e comprende, tra le molte birre, una porter chiamata Bulk. Tralasciamo qui di addentrarci in quel ginepraio che è la ricostruzione storica dello stile. In breve: le porter nascono nel XVIII sec. a Londra e derivano dalle brown beers, birre scure molto popolari prodotte esclusivamente con orzo maltato brown o blown. Il nome porter è dovuto al grande successo ottenuto presso i lavoratori londinesi impegnati nel carico e scarico merci, i così detti Fellowship Porters e Ticket Porters. Secondo lo storico Martyn Cornell, la prima attestazione del nome porter riferito alla birra si trova in un pamphlet del giornalista politico Nicholas Amhurst e risale al 1721. Si trattava insomma di una common brown beer di moderata gradazione alcolica, che poteva essere servita giovane (mild – e almeno nella prima parte del Settecento lo era) o invecchiata (stale) in serbatoi di legno (vat) che per fare economie di scala col progredire del secolo assunsero dimensioni colossali. Per produrla si impiegava la tecnica del parti-gyling, la quale almeno fino al 1800 consisteva nel fare più ammostamenti con gli stessi cereali, bollire e luppolare tutti i mosti ottenuti separatamente e infine fare il blend tra i prodotti ottenuti. Oltre alla possibilità di invecchiare, un altro cambiamento nel profilo dello stile dipese dalle invenzioni del termometro e dell’idrometro, che permisero di avere maggior controllo sulla produzione. In particolare, l’idrometro consentì di calcolare in modo esatto quanti zuccheri fermentescibili erano stati estratti dal malto in fase di ammostamento: si scoprì che il malto chiaro (pale) rendeva più del malto brown che costituiva la base delle porter pur avendo un costo maggiore e quindi con la stessa quantità di cereale si poteva produrre più birra. A conti fatti si risparmiava, dato che il malto d’orzo era tassato. Utilizzando il malto pale, però, si finiva per cambiare colore alla birra. Se attorno al 1800 il governo britannico permise di usare ogni sorta di agente colorante nella birra, nel 1816 il parlamento vietò tutto ciò che non era un cereale maltato. Nel 1817 venne inventato il malto Black Patent (nero, torrefatto) che risolse questo problema, permettendo di produrre porter “di colore originale” con una base di solo malto pale unita a una piccola quantità di black, invece che pale e brown in proporzioni variabili. Solo dopo il 1880 fu permesso l’utilizzo di cereali non maltati e venne introdotto l’orzo arrostito. Secondo lo storico e scrittore Ronald Pattinson, lo stile scomparve completamente dalle Isole Britanniche negli anni Settanta, quando Guinness interruppe la produzione della sua porter e ricomparve alla fine del decennio con la Fullers London Porter e alcuni esempi artigianali. Oggi è diffuso in tutto il mondo, con molte variazioni sul tema.

L’ASSAGGIO

Bulk è una porter che alle caratteristiche standard dello stile aggiunge l’utilizzo di piccole percentuali di malto affumicato e torbato. Il colore è marrone molto scuro, quasi nero; la schiuma è color nocciola, molto fine, densa e con una ottima ritenzione. Se guardata controluce e inclinando il bicchiere in modo da creare un’unghia, si nota che la birra è limpida. Gli aromi più evidenti sono quelli tostati e torrefatti, in particolare cacao amaro, cioccolato fondente e caffè, supportati da profumi di toffee e caramello scuro. L’aroma di luppolo è praticamente assente, mentre si avvertono note delicate di fumo e torba, che diventano via via più evidenti mano a mano che la temperatura del bicchiere si alza. In bocca dominano le sfumature del malto, ma il gusto tende comunque all’amaro. C’è una componente dolce di cereale maltato (biscotto e caramello), ma l’elemento caratterizzante sono di nuovo le tostature, che lasciano sul palato un amaro abbastanza persistente e rotondo anche dopo aver deglutito. I malti scuri causano anche un accenno “acidulo” (tra quattro o cinque paia di virgolette) sui lati della lingua, che è assolutamente piacevole e dona complessità alla bevuta. Il finale è secco e pulito; la persistenza retrolfattiva è medio-elevata ed è dominata da aromi empireumatici, tostati e torrefatti (di nuovo cioccolato fondente e caffè, poi biscotto e caramello, con radice di liquirizia e torba come ultime percezioni). Scaldandosi, emergono più chiaramente l’affumicato e il torbato, sebbene restino sempre sentori secondari e di supporto. La carbonazione è media, come anche il corpo e in bocca la birra è molto morbida. Bulk è una porter per gli amanti delle tostature sostanziose, con in più un tocco di complessità e profondità dato dalla torbatura e dall’affumicato.

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