SOAVE “LA BROIA” DI ROCCOLO GRASSI: IL VINO AMBIZIOSO


Ho sempre apprezzato i vini rossi di Marco (Sartori) perché straordinariamente legati al territorio da cui nascono ed una personalità unica, giocata su equilibri ed eleganza , materie prime straripanti tenute sotto un controllo tecnico di primordine. L’accostarmi, quindi, al suo bianco mi ha provocato qualche timore, più che perplessità , perché difficilmente chi ha grande mano sui vini rossi,riesce ad esprimersi compiutamente ed allo stesso livello sui bianchi. Per tanti motivi.
Quando l’eccezione porta a questi risultati, si può incondizionatamente gioire, da appassionati.

IL VIGNETO

Innanzitutto parto dal vigneto, la Broia, due ettari di “giardino” che quasi è un peccato calpestare. Filari magnifici , ordinati e curati con amore paterno, su terreno alluvionale, ricchissimo di calcare che dona mineralità decisa al figlio prediletto, la Garganega. Impianto fitto, rese bassissime, quasi un esercizio stilistico di vigneto. Poi la cura maniacale nel dopo vendemmia . Niente di nuovo, per Marco Sartori, ma poi? … e poi esce il vino che non ti aspetti , a mio avviso fra i più significativi dell’intero panorama vinicolo , in bianco, dell’italico stivale.
Non sto qui a snocciolare noiosissimi dati tecnici di cantina, li lascio ad altro consesso più paludato. Quello che voglio trasferire è una rara emozione che emana questo liquido paglierino, dal carattere particolarissimo e dalla capacità d’invecchiamento insolita e straordinaria . Chiudi gli occhi e il rimando è alla Loira , per sapidità e mineralità , ma sarebbe riduttiva una similitudine che non gli rende giustizia , grazie a caratteristiche che urlano “terroir” .

L’ASSAGGIO

Soave La Broia 2013 : è giallo paglierino deciso nonostante la gioventù sfrontata . L’incedere al naso è ricco e variegato, aromatico, floreale , con spiccata mineralità di fondo. Cerchi di rallegrarti per le piacevolissime note olfattive d’acchito per poi sorprenderti con un ventaglio assai più ampio , che la sosta nel bicchiere con relativa ossigenazione gli donano. Spicca l’estrema decisione delle caratteristiche , marcatamente legate ad una microzona vocalissima. In bocca è sapido e fresco, potente corroborante , con persistenza notevole.
Quel che sorprende è la grande struttura così bene interpretata in chiave di bevibilità ed eleganza.
Soave La Broia 2008 : Giallo oro intenso, sembra caricarsi di materia con l’affinamento in bottiglia, quasi a trasfigurarlo. Il naso è virato alla frutta bianca, con leggere note mentolate e di miele d’Acacia. Non ha perso le caratteristiche di mineralità, anzi, si sono accentuate con il tempo. La complessità, se mai possibile, è aumentata distendendosi a coda di pavone e mostrando civettuole note speziate . In bocca è solenne, con sensazioni contrastanti di morbidità/freschezza affascinanti. Qualche nota esotica ti fa capire che la terziarizzazione è un plus e non un accidente occasionale: è vino destinato a lungo invecchiamento perché fa parte del suo DNA e Marco è bravo ad estrarne tutto il potenziale. Personalmente ne sono rimasto affascinato, più che colpito , grazie anche ad una persistenza talmente lunga da lasciarti il tempo di meditare sulla grandezza di questo vino…

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