EAT WELL, TRAVEL OFTEN, IL MOTTO DEI VIAGGIATORI CULINARI


L’enogastronomia come motore del turismo. Per l’Italia, naturalmente, ma anche per tanti altre destinazioni al mondo. Trainate dalle tante trasmissioni televisive di cucina e dalle produzioni, al momento solo straniere, che coniugano viaggi con l’enogastronomia, che vanno sempre più in onda sulle “nuove” televisioni giovani come Fine Living, laF o Cielo. Aigo e il network internazionale di cui è socio fondatore, ovvero Pangea, ha realizzato un’indagine su un panel di operatori del settore, a cui hanno risposto in 389, in cinque paesi; Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Italia.

Il fattore enogastronomico, secondo l’indagine, influisce nella scelta del viaggio per il 66% degli intervistati, con scostamenti anche importante tra paese e paese; si va dall’82% della Spagna al 55% della Germania, con l’Italia al 61%.

Un segmento quello del turismo enogastronomico che cresce considerevolmente per il 38% degli intervistati, che comunque cresce per il 40% e solo per l’8% rimane stabile. Un aumento che per alcuni operatori inizia a diventare importante per il loro giro d’affari, con il 6% a formare oltre il 30% del proprio fatturato, il 16% si attesta sul 30% e il 39% sul 10%.

Le entrate da questa tipologia di vacanza sono mediamente più alte di altri tipi di turismo; il 45% spende in media dai 100 ai 250 euro al giorno, certamente di più dei viaggiatori leisure o di quelli culturali, che si fermano attorno ai 100 euro, con una fetta importante che ne spende fino a 500 euro, il 12%, o addirittura oltre i 500, al 9%.

Il prodotto a cui associare questi tipi di viaggi sono i classici itinerari culturali e i dintorni, per il 51%, degli intervistati con il 17% che abbina relax e benessere, il 14% eventi a tema e l’11% lo shopping. Pacchetti che devono però assolutamente prevedere visite a mercati e produttori di tipicità locali con la possibilità di acquistarli, per il 55%, nonché la partecipazione di eventi a tema, per il 20%, o a laboratori di cucina, al 13%, che piacciono tanto soprattutto ai britannici, a quota 43%!.

Infine interessante sottolineare come, a seconda del paese, si riconoscono regioni o nazioni esteri diverse per questo turismo: gli italiani riconoscono alla Toscana la leadership del turismo enogastronomico nostrano, seguita da Piemonte, Sicilia, Puglia ed Emilia Romagna, alla Francia, seguita da Spagna e, udite, udite, dagli Stati Uniti per l’estero. Italia che viene considerata meta enogastronomica da un po’ tutti gli altri paesi, meno la Germania, che indica soprattutto mete domestiche (tra cui Francoforte…sarà per i frankfurter würstel. Ma vuoi mettere con una buona pasta o una paella ben cucinata?). Interessante sottolineare come la Tailandia è sempre presente tra le mete enogastronomiche per francesi, spagnoli e inglesi che, come regione culinaria preferita, indicano…Londra. Dove non ci sembra di aver mai sentito di una cucina Cockney ma dove, nel corso degli anni, si sono affermate le cucine di mezzo mondo. Tanti gli chef riconosciuti dagli intervistati come fari gastronomici dei diversi paesi, sia le star televisive come Gordon Ramsey in Gran Bretagna o Carlo Cracco in Italia, sia chef di grande spessore internazionale, come l’italiano Massimo Bottura.

Lo studio chiude con un dato già abbastanza conosciuto, ovvero; il 58% di questi viaggi sono fine settimana enogastronomici, con il 23% che si spingono fino a una settimana, i classici itinerari culinari. E le persone che lo fanno sono per il 58% tra i 35 e i 55 anni con il 30% oltre i 55 mentre pochissimi sono i giovani. Sono soprattutto coppie, 50%, o gruppi di amici o soci di quale club, al 33%. Tutti comunque sono viaggiatori curiosi, alla ricerca di forme autentiche di turismo con, soprattutto, buone capacità di spesa e di un buon livello culturale. Insomma un turista da conquistare, più di persona e sui social che attraverso la pubblicità. Ma che poi diventa, inevitabilmente, un grande ambasciatore del paese visitato. Perlomeno a tavola!!!

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